Sunday 9 january 2011 7 09 /01 /Gen /2011 22:36

gironippon

Di viola_rosso17
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Thursday 12 november 2009 4 12 /11 /Nov /2009 08:13
A Kurayoshi

A Kurayoshi giriamo i giardini pubblici dietro il museo e capitiamo per caso in uno spiazzo dove c'è un tempio.
Ci fermiamo per più di mezz'ora e non vediamo anima viva. Piove e ci sediamo sul bordo della fontana per le purificazioni rituali che è asciutta e sembra inutilizzata da tempo. Il templio è chiuso, la foresta scende dalla collina e minaccia di invadere tutto.


Izmu Shrine

Secondo tempio più sacro del Giappone.
Gli autobus pieni di turisti vanno e vengono, nel tempio principale bisogna pagare per entrare. Il fatto che sembra un capannone industriale (almeno da fuori) non aiuta. Ovviamente basta fare due passi per trovare un angolo poco frequentato e fornito di cascata e laghetto con tartarughe. Ma anche da qui si sentono il rombare dei motori e il tintinnio delle casse. Mah...



Kompira-san

Il più famoso degli 88 templi del pellegrinaggio dello Shikoku. 
Evitati i parcheggiatori che nella via principale cercano di attirarti nei loro parcheggi a pagamento ci avviamo a percorrere i 700 e rotti gradini per arrivare al tempio sulla collina. I gruppi di turisti passano alla velocità della luce. Ad ogni punto di sosta si fermano per ascoltare diligenti le stronzate della guida che gli indica ciò che potrebbero vedere lì intorno se si fermassero un attimo. Arrivati in cima foto e dietro-front. Qualcuno si ferma per una veloce preghiera.
Noi e pochissimi altri ci facciamo 500 gradini in più per arrivare a un tempietto sfigato con vista sulle città sottostanti.

Di viola_rosso17
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Friday 6 november 2009 5 06 /11 /Nov /2009 16:34
Abbiamo attraversato il Mare Interno sullo Shimotsui-Seto Bridge, di cui abbiamo un inquietante video con Another One Bites the Dust dei Queen come colonna sonora. Infatti nel frattempo abbiamo scoperto che le radio in Giappone praticamente non esistono: in una delle zone più densamente popolate riuscivamo a beccare con l'autoradio al massimo 4 stazioni, 2 interamente parlate, 1 di musica inaccettabile, 1 di musica classica.
Abbiamo dunque dovuto comprarci un cd (il primo da anni...) e non abbiamo resistito a un best of dei Queen, improvvisamente simbolo del'intera cultura occidentale e soprattutto unico tenue legame con casa (nonostante non gli avessimo mai ascoltati prima!), dopo ormai più di 15 giorni di astinenza da suoni e scritture commprensibili.
Dal ponte abbiamo una vista impressionante dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione della costa e non vediamo l'ora di allontanarci il più possibile.

Vicino alla città di Takamatsu andiamo a visitare lo Shikoku Mura, un villaggio dove sono state trasporate e ricostruite in un parco-giardino un po' selvaggio e quasi deserto una collezione di case del Giappone tradizionale: le fattorie, le case dei coltivatori di canna da zucchero e dei pescatori, tutte improntate all'utilità, con spazi per lavorare e per vivere, dispense sotto il pavimento e pareti pieni di attrezzi, l'ingresso in terra battuta e in bambù per i pescatori che devono sgocciolarsi prima di entare in casa.
Non c'è quasi nessuno in giro, le case sono abbastanza ben tenute ma polverose e un po' malinconiche.
Sembra che solo a noi occidentali con idee romantiche sul Giappone interessi fare un viaggio nel passato di questo paese.





Di viola_rosso17
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Tuesday 29 september 2009 2 29 /09 /Set /2009 10:32
Anche se soggiornare in un ryokan è sicuramente molto più bello, spesso è più semplice cercare il grattacielo marroncino con la mega insegna blu elettrico del Toyoko Inn e fiondarcisi. C'è in tutte le città principali, così come i suoi simili Super Hotel o Tokyu Inn e offre camere piccole ma fornite dello stesso arredamento e degli stessi servizi ovunque ti trovi.
Effettivamente, oltre il bagno in camera, attraggono la lavanderia a gettoni, internet gratis nella hall, colazione gratis e microonde per scaldarsi la cena comprata al Lawson o Family Mart che sia.
Se avete la macchina in molti business hotel per una modica cifra offrono il parcheggio a torre, dove l'auto viene mangiata e digerita da un piccolo grattacielo automatizzato.


Di viola_rosso17
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Tuesday 29 september 2009 2 29 /09 /Set /2009 10:03
Dopo aver riattraversato il Giappone dalla costa del Mar del Giappone a quella del Mare Interno e dopo aver cercato inutilmente di bere un té e trovare un albergo a Takahashi, arriviamo a Kurashiki.
Una normalissima cittadina giapponese (cioè bruttina) con un cuore antico, cioé una strada di edifici del Sette-Ottocento che erano e sono negozi e piccoli ristoranti.




L'atmosfera è un poco finta e turistica ma non c'è niente da dire: l'artigianato di ceramiche e tessuti è il più bello che abbiamo visto e la strada con canale e filari di salici piangenti è piacevolissima. Se si vuole sfuggire ai turisti basta salire al tempio, come sempre sulla collina in mezzo alla città, circondato dal bosco e dal cimitero e abitato da innumerevoli statuine.



Di viola_rosso17
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Tuesday 29 september 2009 2 29 /09 /Set /2009 09:44
Domenica sera a Matsue era l'ultimo giorno dell'Obon, la festa buddhista dedicata al ricordo dei morti. In questi tre giorni le anime degli antenati tornano a casa a visitare le famiglie che si riuniscono nei luoghi d'origine. La sera dell'ultimo giorno migliaia di lanterne vengono fatte galleggiare su fiumi e laghi per guidare le anime a tornarsene nei luoghi da cui provengono.
Tante persone erano impegnate nella preparazione della festa: le lanterne accese venivano fatte partire dalla riva e da una decina di barche che percorrevano il fiume.
Appena dopo il tramonto l'effetto scenografico era al suo meglio, anche se ben presto molte lanterne erano spente dal vento o rovesciate dalle correnti. Sul ponte i giapponesi osservavano lo spettaccolo con un certo distacco, fotogragando l'evento come se fosse una visione esotica. Sulla riva uno stuolo di preti ha performato tutti iriti religiosi sotto un piccolo gazebo, supportati solo da un piccolo manipolo di vecchiette che pregava.
Alle otto e mezza, come sempre, tutti al karaoke o a casa e le strade sono vuote, buie e silenziose. Anche i morti ormai se ne sono andati a casa.



Di viola_rosso17
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Monday 28 september 2009 1 28 /09 /Set /2009 17:17
A Matsue questa era la vista e la colonna sonora dalla finestra della nostra camera.

 

Di viola_rosso17
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Sunday 13 september 2009 7 13 /09 /Set /2009 13:50
Nonostante il giudizio della guida ("faintly venetian atmosphere") sia assolutamente fuori luogo Matsue alla fin fine mi è piaciuta parecchio. La presenza del lago, del fiume e dei canali rende meno opprimente del solito la successione di palazzotti.



Nonostante sia anch'essa una città  piuttosoto provinciale ha un'atmosfera più vivace di Tottori, diversi ristoranti indiani, una via centrale pedonale lunga ben 100 metri e addirittura un negozio del commercio equo!
I turisti hanno a disposizione be tre posti molto interesanti da vsitare: il castello, la casa di Lafcadio Hearn e la casa settecentesca di una famiglia di samurai.


Di viola_rosso17
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Wednesday 9 september 2009 3 09 /09 /Set /2009 19:15
Non morirete di fame, questo è certo. Direi che è altrettanto certo che tornerete a casa non potendone più di  noodles e curry.

Udon, soba e altri noodles.

In realtà stabilire di che cosa è esattamente il brodo in cui sono serviti (freddi o caldi) è difficile. Comunque l'ingrediente principale di solito è la salsa di soia.
Sono buoni, nutrienti e la spolveratina di porro dà persino l'impressione di verdura. Noi ci siamo buttati sopratutto su quelli scadenti del supermercato, già pronti per l'uso. In ogni caso a metà vacanza abbiamo giurato sul nostro cane che non ci saremo mai più cibati di noodle e abbiamo mantenuto la promessa.


Ristoranti etnici

Il ristoranti indiani hanno almeno due vantaggi: c'è sempre un menu vegetariano e di solito è pure in inglese.
In ogni città c'è almeno un ristorante indiano, se non più d'uno. I cuochi sono spesso immigrati indiani ma talvolta sono invece giapponesi piuttosto fricchettoni che ascoltano musica raggae.

Grande risorsa sarebbero anche i kebabbari e in generale ristoranti turchi o mediorientali,  che purtroppo però non sono altrettanto diffusi.



















Pranzo fai-da-te

In nome del risparmio ma anche di una nostra lunga tradizione ormai consolidata ci siamo sperimentati parecchio nel tentativo di mettere insieme pranzi e cene usufruendo dei supermercati.
Pochissima scelta di frutta e verdura da mangiare crude. Ananas e mapi  buonissimi se non economici. Patatine sanno di olio di semi. La maionese è ovunque. Le alghe di solito non sono male, il riso è stracotto e senza sale (ma si sa).
Il successo più grande sono stati i ramen istantanei, fino a che non abbiamo percepito pezzetti di carne che galleggiavano nel brodo (dal che abbiamo stabilito che il colore verde della confezione non era indizio sufficiente a considerare il contenuto adatto per vegetariani).




Cucina giapponese

Noodles in una specie di pastella, frittata e insalata. Caldo, buono e vegetariano anche se abbiamo calcolato che abbiamo ingerito circa 4/5 uova a testa.





Di viola_rosso17
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Wednesday 9 september 2009 3 09 /09 /Set /2009 18:40
Non ho neanche una foto di Tottori, questo vorrà pure dire qualcosa?

Una dell varie gite giornaliere da Tottori ci ha portato all'Uradome Coast: baiette spettacolari con la foresta che incombe e pesci pesci pesci. Varie famiglie di turisti giapponesi e anche qualche motoscafo che un po' rompe le scatole. Ma tanto sott'acqua non si sente niente.
Di viola_rosso17
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Wednesday 9 september 2009 3 09 /09 /Set /2009 18:06
La guida recita: "one of the trio of top scenic views in Japan". Peccato per il villaggetto veramente squallido, il Luna Park sulla collina e l'accerchiamento di ecomostri.

In compenso la penisola a nord di Amanoshidate con i suoi villaggetti di pescatori e strade a picco sul mare che spariscono nella nebbia è uno dei posti più selvaggi dove siamo stati.

















Come spesso in Giappone (fuori dalle grandi città) le strade sono piccolissime e non temono precipizi, fossi nè correre al pelo del mare.
Ad ogni curva c'è uno specchio per non scontrarsi con gli altri automobilisti che comunque vanno a 30 km/h.
 

 


Di viola_rosso17
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Wednesday 9 september 2009 3 09 /09 /Set /2009 17:37
Il giardino di Lafcadio Hearn

L'esempio più perfetto di un vero giardino giapponese. Non è fatto per starci ma per essere visto e vissuto dall'interno della casa. E' piccolo ma contiene tutti gli elementi di un paesaggio naturale giapponese: il pino, l'acero, la magnolia, il muschio, le felci. Non mancano i fiori e l'acqua, i sassi e la terra. Le azalee, le ninfee e i loti. Tutto è sotto controllo perchè si conservi l'armonia tra gli elementi, ma anche gli animali trovano il loro posto: abitano lo stagno delle piccole ranocchie che Hearn stesso difendeva dalle incusioni di serpenti e faine.



Adachi Museum of Art

Ovvero come esasperare fino a distorcere completamente l'idea di giardino giapponese ed essere comunque considerato il migliore giardino del Giappone. Dalle finestre del museo si aprono i panorami sul giardino. Il colore monotono della ghiaia fa da sfondo alle azalee che si ripetono ugauali a se stesse. Lo spazio è grande e sembra ancora più grande grazie all'accurata fusione con  il panorama circostante. Claustrofobia: come può lo spazio esterno essere confinato così brutalmente nellla cornice di una finestra? Rabbia: com'è possibile sprecare tanto spazio a creare qualcosa di così intimamente morto?



Fattoria in periferia di Tokushima

Un orto-giardino, di gusto stranamente inglese. Pomodori e fiori per interrompere per un momento il verde acceso delle risaie.

Di viola_rosso17
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Wednesday 9 september 2009 3 09 /09 /Set /2009 14:10
Shopping arcade, vialone con grattaceli e viette laterali piene di ristoranti, business hotel intorno alla stazione, castellotto sulla collina. Potrebbe essere qualsiasi città giapponese, in questo caso è Himeji.

Il castello sarebbe il pezzo forte per i turisti in visita. Non mi ricordo se è il più antico, il più alto o quale altro record lo caratterizzi.
La massiccia struttura di legno è interessante, mentre mi sembra sopravvalutata la bella vista dalla cima del castello, dato che tutto ciò che si può vedere è Himeji s tessa.
Di viola_rosso17
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Monday 31 august 2009 1 31 /08 /Ago /2009 14:49
La signora che ci ha regalato la trottola-origami di Hello Kitty e quella che ci ha insegnato ha fare l´origami di un animale misterioso.

Oto-san, che ha riso di noi quando gli abbiamo detto che andavamo a nuotare in mare.

La coppia che sperimentava la tintura con l´indaco e ci ha detto con simpatia (o pena?) "Italy is very very far."

Le signore che suonavano il saminsen bevendo il té.

Il bigliettaio  del tempio che si sentiva piú solo di noi e aveva voglia di chiacchierare.

Il ragazzo del caffé di Oboke che d´inverno scia e fa omini con le perline.

Il papá che tirava la palla al suo figlio piú grande nel cortile del tempio.

Le vecchiette, letteralmente piegate in due dal lavoro nelle risaie.

I giapponesi che ascoltano il raggae e cucinano piatti indiani.

Le bambine d Hiwasa che ci salutavano e ridevano (di noi?).

I lavoratori stradali, enorme categoria di lavoratori giapponesi che include coloro che segnalano i lavori con bandiere bianche e rosse e abbiagliamento da Power Ranger.

Gli edili, che sono sempre in pausa e qualche volta giocano anche a cricket.

Le signore con i guanti, il cappello e la mascherina che dormono in treno e quelle con la gonna a fiori e le camicie da figlie dei fiori che vanno in bicicletta.

I pellegrini dello Shikoku, quelli solitari a piedi e quelli in gruppo con l´autobus.

Il cameriere (o cameriera, non siamo riusciti a capirlo) che ci ha aiutato a mangiare il primo nostro pasto giapponese vegetariano (l´ultimo giorno di viaggio).

Gli sfigati che lavorano come impiegati a Front desk dei Toyoko Inn, compreso l´imbranato che ci ha fatto parcheggiare nella seggiovia per automobili.

I bambini che prendevano a pallonate le finestre della scuola.

Il nonno con suo nipote, sul primo treno ad Osaka.

Le mandrie di surfisti e i truzzoni di Osaka.





Di viola_rosso17
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Wednesday 19 august 2009 3 19 /08 /Ago /2009 15:17
Anche in questo caso la risposta bisogna ammettere che è no.

Ogni tanto però riusciamo lo stesso a fare bella figura.
Non bisogna mai sottovalutare il valore di un inchino fatto bene con la parola magica "Arigato". Quando entri in un negozio, quando esci da un negozio, quando ordini a un ristorante, quando paghi... i giapponesi hanno un discorsetto di convenevoli pronto per ogni situazione. Con "Arigato" ti salvi praticamente sempre.

Anche "konichiwa" (buongiorno) è molto utile (va pronunciato "konichiwaaaaaaaaa", come una specie di lamento).
L'unica controindicazione è che se inizi salutando nella loro lingua poi si aspettano che parli davvero giapponese e rischi che ti facciano una domanda a cui non basta rispondere "Arigatoooooooo!"

Dopo la volta in cui abbiamo ordinato (in inglese) un té e un caffé e ci é arrivato un pasto completo ci siamo peró anche vergognati un po´ di non sapere nemmeno dire queste due parole semplici semplici: hotto kocha, hotto kohii.
Di viola_rosso17
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